PERCHE’
“IL GIARDINO DEL DIALOGO” !
La
Storia è la Storia. E’ qualcosa che è accaduto. Quindi
immutabile!
E se,
invece, la Storia fosse qualcosa di diverso da quanto leggiamo sui
libri ?
E se
quello che vediamo in televisione o sui giornali non fosse tutto
vero ?
Oppure,
semplicemente, se non fosse “tutto”, che poi è la
medesima cosa ?
Finora
abbiamo
vissuto
con una visione del mondo “positivista”,
convinti
che le
barbarie siano
cose del passato e
che oggi
l’umanità
ha
posto
rimedio ad
errori, ingiustizie e soprusi dei
tempi bui.
Se
cosi non fosse ?
Se
chi ha oppresso, perseguitato, violentato e tiranneggiato l’umanità
adesso continuasse
ad
occultare i delitti e gli
atti abbietti per
attuarli ancora, in
forme e modi diversi, consoni all’evoluzione dei tempi ?
Il
“Giardino
del Dialogo”
vuole
amplificare
le
flebili voci di chi si prodigò, nel silenzio e molte volte nel
disprezzo generale, per aiutare una persona, una categoria o un
popolo intero ingiustamente perseguitato con violenze, fisiche e
morali, dai potenti di turno che
hanno poi coperto
i
misfatti con parole
ed intenzioni
che
le mostrano come buone
e giuste.
Se
ci sono ingiustizie
che vengono tacitate, vorremmo
venirne a conoscenza ?
Vorremmo
sapere quando e come avvennero ? Da parte di chi ? A danno di chi ?
In
molti libri sono celebrati, da eroi, coloro che in altri libri sono
additati come esempi di arroganza, violenza, oppressione e
prevaricazione.
In
altri casi persone e fatti sono, semplicemente, dimenticati.
Purtroppo
è vero che la Storia la scrivono i vincitori e il potere
manipola il passato per controllare il presente e determinare il
futuro.
Il
“Giardino
del
Dialogo”
vuole ricordare gli avvenimenti dimenticati o
descritti
ad uso e consumo di chi quegli avvenimenti determinò e sfruttò a
proprio vantaggio,
deformandoli o cancellandoli dalla memoria per
nasconderli ai
posteri.
Cupidigia,
avidità e
sete
di potere di pochi uomini hanno determinato quasi sempre la sorte di
popoli interi, giustificando, dopo,
i loro atti con parole
“politicamente corrette”,
quali “libertà”,
“giustizia”, “uguaglianza”, fratellanza”.
Parole
d’ordine che toccano il cuore e sfruttano
le emozioni per oscurare la mente.
Purtroppo
questo travisamento è sempre accaduto ed accade ancora di più oggi
che pochi gruppi hanno in mano le redini dell’informazione la
controllano in modo quasi monopolistico con un potere che riesce
persino ad incidere sul clima, a scatenare crisi catastrofiche o a
risolverle con aggiustamenti telematici.
Tutta
l’Umanità ha da sempre sofferto la fame e la sete, le malattie,
le guerre e la morte in tutte le sue versioni e fuori da ogni
possibile controllo.
Oggi
queste “variabili” non sono più al di sopra delle capacità di
controllo umano, ma possiamo considerarli a ragione come avvenimenti
voluti, causati e manipolati secondo il volere di poteri
planetari e sovrani quanto anonimi e
praticamente “irresponsabili” verso i popoli
della Terra.
Le
risorse mondiali, oggi, sono sufficienti per sfamare più del doppio
della popolazione mondiale.
I
soli alimenti che giornalmente finiscono nell’immondizia dei paesi
opulenti, creando anche costi per il loro smaltimento, per quel
giorno sfamerebbero un intero continente come l’Africa.
Eppure
per i fratelli affamati, i diseredati del mondo, si spendono
miliardi di dollari, ma invece di essere aiutate, queste popolazioni
sono sfruttate e depredate anche delle risorse naturali della loro
terra.
Non
aiuti veri, allora.
Non
tecnologie agricole o industriali per lo sviluppo dei
paesi poveri,
ma, sotto il nome
rassicurante di
“aiuti umanitari”, vendita di armi ai tiranni locali per
perpetuare nuove
forme di
schiavitù e sfruttamento.
Oggi,
su circa sette miliardi di abitanti del pianeta Terra, un miliardo
soffre
stabilmente la fame, e per
fame
ogni anno muoiono oltre
40 milioni di persone, di cui
20 milioni sono bambini. 2 miliardi di persone guadagnano meno di
un dollaro al giorno per vivere.
Allora
è lecito chiedersi:
i
costosi
organismi creati per risolvere queste drammatiche situazioni, (Onu,
Fao, Fmi, Banca Mondiale, Wto, Unesco, Unicef, ecc…),
a cosa
servono?
Si
può
ben dire che blaterano
a vuoto e con
ipocrisia
di
“rispetto dei Diritti dell'Uomo”.
Mai,
nella Storia, si è parlato di “Diritti dell’Uomo”
se non per unirle ai doveri che l’Uomo ha nei confronti dei propri
simili.
Oggi
l’accento è posto solo sui “diritti”, dimenticando i doveri,
ma si assiste alla negazione dei diritti stessi, pur proclamati con
enfasi in un umanitarismo parolaio e falso.
Si
vogliono toccare i cuori per ottenebrare le
menti, far tacere la lingua e negare il libero pensiero a
favore del “pensiero unico”.
Da
diversi anni, in
tutto il mondo,
sono stati realizzati parchi, sacrari e santuari, analoghi
al nostro “Giardino
del Dialogo”,
dove
sono onorati coloro
che con le loro idee, parole e azioni hanno eroicamente protetto,
pagando di persona, la
vita morale e materiale di tanti altri loro simili, durante guerre,
genocidi e
persecuzioni.
Ricordiamo
le
“azioni” dei Martiri e dei Giusti in
modo che il
racconto delle loro storie sia
d’insegnamento
per le nuove generazioni.
Il
“Giardino”
avrebbe potuto essere chiamato “dei
giusti”,
come quello presente in Israele. Sarebbe stato anche un riferimento
diretto alle 36 targhe che richiamano i “36
giusti”
delle sacre scritture.
![]() |
| Giardino dei Giusti - sullo sfondo il Muro d'Onore |
Poteva
anche essere “Il
Giardino degli Eroi”,
perché veri Eroi sono coloro che hanno immolato la loro vita per
gli altri e sono qui ricordati.
Oppure
“dei
Martiri”.
Ne
abbiamo discusso a lungo, ma nessuno degli attributi rendeva
completamente l’idea.
Il
“Dialogo”
è l’unico strumento, ideale e pratico, che condensa ed esprime
pienamente cosa occorre fare e cosa occorre sapere.
Per
“dialogare”
occorre “conoscere”
ed ogni targa del giardino tocca una tragedia che viene taciuta o
deformata, quindi
non è conosciuta.
Conoscere
per dialogare,
perché solo dal dialogo può nascere vera concordia tra i popoli.
Solo
la conoscenza reciproca può portare alla reciproca comprensione.
Molte
volte reputiamo l’altro un “diverso” da noi, ma in realtà ha
solo altri problemi che, in molti casi, non conosciamo o non
comprendiamo.
Quindi
“Giardino
del Dialogo”
per aprire le menti ed i cuori.
Per
conoscere cosa è accaduto ieri, capire cosa veramente accade oggi e
creare una Memoria Universale Condivisa per evitare che i mali del
passato si ripetano nel futuro.
Questi
sono alcuni degli obiettivi del “Giardino
del
Dialogo”.
Gli
avvenimenti,
(esaltanti
o ignobili),
le
persone
(con
le loro vigliaccherie o i loro eroismi),
gli
atti
(vergognosi
o sublimi)
che
sono esposti nelle diverse “targhe” e nei diversi capitoli, non
sono mai frutto di ideologismi pro o contro qualcuno o qualcosa,
ma
sempre
frutto di una ricerca della Verità, soprattutto se occultata o
rimossa ad
arte dalla
memoria collettiva.
Come
detto, oggi le tecniche di controllo
e
sudditanza
sono molto più sofisticate e, come tutte le strade che portano
all’inferno, ammantate di buoni propositi di facciata.
La
stessa civiltà occidentale sembra oggi minata
al proprio interno per distruggere tutti i valori
tradizionali su cui si è costruita nei secoli.
La
droga distrugge alla base le giovani generazioni.
Si
sta distruggendo la famiglia che, anche nella crisi attuale, è
stato l’unico baluardo a difesa dei più deboli, giovani ed
anziani.
L’eutanasia
vorrebbe sopprimere l’uomo che, considerato un elemento produttivo
e non più un essere creato ad immagine e somiglianza di Dio,
dovrebbe essere eliminato una volta che abbia concluso il proprio
ciclo economico e diviene “solo” un peso per la società.
I
figli non
dovrebbero più essere considerati un dono ed un frutto dell’amore,
ma un prodotto da scegliere a
catalogo e
produrre con l’utero in affitto,
premio all’egoismo di ricchi annoiati, giocattolo da ricevere e
poi
abbandonare qualora
il gioco diventasse noioso.
Questi
sono solo
alcuni
degli
aspetti che riguardano etica, rapporti umani e
società.
Ma
non possiamo dimenticare i conflitti che tuttora insanguinano il
pianeta.
Le
tragedie provocate dall’ISIS, che producono
gli
atti terroristici alle porte delle nostre case, la tratta di milioni
di uomini e donne, mascherata da finto umanitarismo; profughi creati
da chi finanzia le
guerre
e poi finge di volerle scongiurare.
Le
stragi che, in
un
silenzio assordante, avvengono nel Dombas, in Ucraina, Nigeria,
Yemen
ed in altre parti del mondo.
La
distruzione, tuttora
in atto,
del
Tibet e della sua
popolazione, la
più pacifica del mondo, tollerata sull’altare del “business
is business”
che fa tacere il mondo intero davanti ai crimini perpetrati dalla
Cina.
![]() |
| Il RIVOLTOSO SCONOSCIUTO di P.zza Tienanmen |
Gli
orrori del passato visti
con
la
verità taciuta
ci
fanno
comprendere la
falsa
civiltà
che
vorrebbero imporci per un futuro dove
la
vera
libertà
sarà una chimera, una prigione dorata in cui, però, ci faranno
desiderare fortemente di voler abitare con piacere.
I
vari capitoli dell’opera
vogliono stimolare, nelle coscienze di ognuno,
un percorso di riflessione per
riscoprire
ed
attualizzare
i Valori fondamentali della Civiltà umana.
Non
entriamo, in questa presentazione, nei titoli dei singoli capitoli
del libro, collegati alle diverse targhe del giardino fisico e di
quello virtuale dove
chiunque
può
accedere per
comprendere come il bene non sia mai tutto da una parte ed il male
tutto dalla parte opposta.
Le
atrocità naziste
non
possono e non devono nascondere quelle dei “liberatori”.
La
nascita
degli Stati Uniti d’America ha
portato anche al massacro dei nativi
di quelle terre, conosciuti come “indiani
d’america” ed
ormai quasi estinti.
Non
possono
essere taciute o dimenticate le stragi degli Armeni o la
deportazione di milioni di uomini e donne africani, schiavizzati
per secoli.
Il
risorgimento d’Italia nasconde
massacri, ingiustizie, ladrocini ed oppressioni che ancora oggi, dopo
oltre
150
anni, continuano ad essere nascoste.
Il
progetto intero del “Giardino del Dialogo”, così
come il libro che ne è il supporto cartaceo, le targhe e gli
argomenti delle singole targhe, è in continua evoluzione.
Tutti
i contributi che perverranno per il miglioramento, l’aggiornamento
e l’evoluzione delle targhe e dei capitoli sono i benvenuti e, con
il ringraziamento dei promotori del progetto, avranno la giusta ed
approfondita attenzione.
Vogliamo
consegnare questo progetto alle nuove generazioni.
Che
comprendano che la libertà non si ottiene mai una
volta per tutte, e meno che mai è gratuita, ma va
verificata e difesa giorno per giorno iniziando dalle piccole cose.
La
globalizzazione in atto è una grandissima opportunità e, nel
contempo, un enorme limite. Sta a noi, soprattutto ai giovani,
attuarla per il miglioramento vero della vita di
ognuno e del mondo intero,
che non sono due cose distinte e separate, perché l’individuo è
sempre la base ed
il nucleo
dell’intera umanità.





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