venerdì 3 giugno 2016

PERCHE’ “IL GIARDINO DEL DIALOGO” !

PERCHE’ “IL GIARDINO DEL DIALOGO” !

La Storia è la Storia. E’ qualcosa che è accaduto. Quindi immutabile!
E se, invece, la Storia fosse qualcosa di diverso da quanto leggiamo sui libri ?
E se quello che vediamo in televisione o sui giornali non fosse tutto vero ?
Oppure, semplicemente, se non fosse “tutto”, che poi è la medesima cosa ?

Finora abbiamo vissuto con una visione del mondo “positivista”, convinti che le barbarie siano cose del passato e che oggi l’umanità ha posto rimedio ad errori, ingiustizie e soprusi dei tempi bui.
Se cosi non fosse ?
Se chi ha oppresso, perseguitato, violentato e tiranneggiato l’umanità adesso continuasse ad occultare i delitti e gli atti abbietti per attuarli ancora, in forme e modi diversi, consoni all’evoluzione dei tempi ?
Il Giardino del Dialogo vuole amplificare le flebili voci di chi si prodigò, nel silenzio e molte volte nel disprezzo generale, per aiutare una persona, una categoria o un popolo intero ingiustamente perseguitato con violenze, fisiche e morali, dai potenti di turno che hanno poi coperto i misfatti con parole ed intenzioni che le mostrano come buone e giuste.
Se ci sono ingiustizie che vengono tacitate, vorremmo venirne a conoscenza ?
Vorremmo sapere quando e come avvennero ? Da parte di chi ? A danno di chi ?
In molti libri sono celebrati, da eroi, coloro che in altri libri sono additati come esempi di arroganza, violenza, oppressione e prevaricazione.
In altri casi persone e fatti sono, semplicemente, dimenticati.
Purtroppo è vero che la Storia la scrivono i vincitori e il potere manipola il passato per controllare il presente e determinare il futuro.
Il Giardino del Dialogo” vuole ricordare gli avvenimenti dimenticati o descritti ad uso e consumo di chi quegli avvenimenti determinò e sfruttò a proprio vantaggio, deformandoli o cancellandoli dalla memoria per nasconderli ai posteri.
Cupidigia, avidità e sete di potere di pochi uomini hanno determinato quasi sempre la sorte di popoli interi, giustificando, dopo, i loro atti con parole “politicamente corrette”, quali “liber”, “giustizia”, “uguaglianza”, fratellanza”.

Parole d’ordine che toccano il cuore e sfruttano le emozioni per oscurare la mente.
Purtroppo questo travisamento è sempre accaduto ed accade ancora di più oggi che pochi gruppi hanno in mano le redini dell’informazione la controllano in modo quasi monopolistico con un potere che riesce persino ad incidere sul clima, a scatenare crisi catastrofiche o a risolverle con aggiustamenti telematici.
Tutta l’Umanità ha da sempre sofferto la fame e la sete, le malattie, le guerre e la morte in tutte le sue versioni e fuori da ogni possibile controllo.
Oggi queste “variabili” non sono più al di sopra delle capacità di controllo umano, ma possiamo considerarli a ragione come avvenimenti voluti, causati e manipolati secondo il volere di poteri planetari e sovrani quanto anonimi e praticamente “irresponsabili” verso i popoli della Terra.
Le risorse mondiali, oggi, sono sufficienti per sfamare più del doppio della popolazione mondiale.
I soli alimenti che giornalmente finiscono nell’immondizia dei paesi opulenti, creando anche costi per il loro smaltimento, per quel giorno sfamerebbero un intero continente come l’Africa.
Eppure per i fratelli affamati, i diseredati del mondo, si spendono miliardi di dollari, ma invece di essere aiutate, queste popolazioni sono sfruttate e depredate anche delle risorse naturali della loro terra.
Non aiuti veri, allora.
Non tecnologie agricole o industriali per lo sviluppo dei paesi poveri, ma, sotto il nome rassicurante di “aiuti umanitari”, vendita di armi ai tiranni locali per perpetuare nuove forme di schiavitù e sfruttamento.

Oggi, su circa sette miliardi di abitanti del pianeta Terra, un miliardo soffre stabilmente la fame, e per fame ogni anno muoiono oltre 40 milioni di persone, di cui 20 milioni sono bambini. 2 miliardi di persone guadagnano meno di un dollaro al giorno per vivere.
Allora è lecito chiedersi: i costosi organismi creati per risolvere queste drammatiche situazioni, (Onu, Fao, Fmi, Banca Mondiale, Wto, Unesco, Unicef, ecc…), a cosa servono?
Si può ben dire che blaterano a vuoto e con ipocrisia di “rispetto dei Diritti dell'Uomo”.
Mai, nella Storia, si è parlato di “Diritti dell’Uomo” se non per unirle ai doveri che l’Uomo ha nei confronti dei propri simili.
Oggi l’accento è posto solo sui “diritti”, dimenticando i doveri, ma si assiste alla negazione dei diritti stessi, pur proclamati con enfasi in un umanitarismo parolaio e falso.
Si vogliono toccare i cuori per ottenebrare le menti, far tacere la lingua e negare il libero pensiero a favore del “pensiero unico”.
Da diversi anni, in tutto il mondo, sono stati realizzati parchi, sacrari e santuari, analoghi al nostro “Giardino del Dialogo”, dove sono onorati coloro che con le loro idee, parole e azioni hanno eroicamente protetto, pagando di persona, la vita morale e materiale di tanti altri loro simili, durante guerre, genocidi e persecuzioni.
Ricordiamo le “azioni” dei Martiri e dei Giusti in modo che il racconto delle loro storie sia d’insegnamento per le nuove generazioni.
Il “Giardino” avrebbe potuto essere chiamato “dei giusti”, come quello presente in Israele. Sarebbe stato anche un riferimento diretto alle 36 targhe che richiamano i “36 giusti” delle sacre scritture.
Giardino dei Giusti - sullo sfondo il Muro d'Onore
Poteva anche essere “Il Giardino degli Eroi”, perché veri Eroi sono coloro che hanno immolato la loro vita per gli altri e sono qui ricordati.
Oppure “dei Martiri”.
Ne abbiamo discusso a lungo, ma nessuno degli attributi rendeva completamente l’idea.
Il “Dialogo” è l’unico strumento, ideale e pratico, che condensa ed esprime pienamente cosa occorre fare e cosa occorre sapere.
Per “dialogare” occorre “conoscere” ed ogni targa del giardino tocca una tragedia che viene taciuta o deformata, quindi non è conosciuta.
Conoscere per dialogare, perché solo dal dialogo può nascere vera concordia tra i popoli.
Solo la conoscenza reciproca può portare alla reciproca comprensione.
Molte volte reputiamo l’altro un “diverso” da noi, ma in realtà ha solo altri problemi che, in molti casi, non conosciamo o non comprendiamo.
Quindi “Giardino del Dialogo” per aprire le menti ed i cuori.
Per conoscere cosa è accaduto ieri, capire cosa veramente accade oggi e creare una Memoria Universale Condivisa per evitare che i mali del passato si ripetano nel futuro.
Questi sono alcuni degli obiettivi del “Giardino del Dialogo”.
Gli avvenimenti, (esaltanti o ignobili), le persone (con le loro vigliaccherie o i loro eroismi), gli atti (vergognosi o sublimi) che sono esposti nelle diverse “targhe” e nei diversi capitoli, non sono mai frutto di ideologismi pro o contro qualcuno o qualcosa, ma sempre frutto di una ricerca della Verità, soprattutto se occultata o rimossa ad arte dalla memoria collettiva.
Come detto, oggi le tecniche di controllo e sudditanza sono molto più sofisticate e, come tutte le strade che portano all’inferno, ammantate di buoni propositi di facciata.
La stessa civiltà occidentale sembra oggi minata al proprio interno per distruggere tutti i valori tradizionali su cui si è costruita nei secoli.
La droga distrugge alla base le giovani generazioni.
Si sta distruggendo la famiglia che, anche nella crisi attuale, è stato l’unico baluardo a difesa dei più deboli, giovani ed anziani.
L’eutanasia vorrebbe sopprimere l’uomo che, considerato un elemento produttivo e non più un essere creato ad immagine e somiglianza di Dio, dovrebbe essere eliminato una volta che abbia concluso il proprio ciclo economico e diviene “solo” un peso per la società.
I figli non dovrebbero più essere considerati un dono ed un frutto dell’amore, ma un prodotto da scegliere a catalogo e produrre con l’utero in affitto, premio all’egoismo di ricchi annoiati, giocattolo da ricevere e poi abbandonare qualora il gioco diventasse noioso.
Questi sono solo alcuni degli aspetti che riguardano etica, rapporti umani e società.
Ma non possiamo dimenticare i conflitti che tuttora insanguinano il pianeta.
Le tragedie provocate dall’ISIS, che producono gli atti terroristici alle porte delle nostre case, la tratta di milioni di uomini e donne, mascherata da finto umanitarismo; profughi creati da chi finanzia le guerre e poi finge di volerle scongiurare.
Le stragi che, in un silenzio assordante, avvengono nel Dombas, in Ucraina, Nigeria, Yemen ed in altre parti del mondo.
La distruzione, tuttora in atto, del Tibet e della sua popolazione, la più pacifica del mondo, tollerata sull’altare del “business is business” che fa tacere il mondo intero davanti ai crimini perpetrati dalla Cina.
Il RIVOLTOSO SCONOSCIUTO di P.zza Tienanmen
Gli orrori del passato visti con la verità taciuta ci fanno comprendere la falsa civiltà che vorrebbero imporci per un futuro dove la vera libertà sarà una chimera, una prigione dorata in cui, però, ci faranno desiderare fortemente di voler abitare con piacere.
I vari capitoli dell’opera vogliono stimolare, nelle coscienze di ognuno, un percorso di riflessione per riscoprire ed attualizzare i Valori fondamentali della Civiltà umana.
Non entriamo, in questa presentazione, nei titoli dei singoli capitoli del libro, collegati alle diverse targhe del giardino fisico e di quello virtuale dove chiunque può accedere per comprendere come il bene non sia mai tutto da una parte ed il male tutto dalla parte opposta.
Le atrocità naziste non possono e non devono nascondere quelle dei “liberatori”.
La nascita degli Stati Uniti d’America ha portato anche al massacro dei nativi di quelle terre, conosciuti come “indiani d’america” ed ormai quasi estinti.
Non possono essere taciute o dimenticate le stragi degli Armeni o la deportazione di milioni di uomini e donne africani, schiavizzati per secoli.
Il risorgimento d’Italia nasconde massacri, ingiustizie, ladrocini ed oppressioni che ancora oggi, dopo oltre 150 anni, continuano ad essere nascoste.
Il progetto intero del “Giardino del Dialogo”, così come il libro che ne è il supporto cartaceo, le targhe e gli argomenti delle singole targhe, è in continua evoluzione.
Tutti i contributi che perverranno per il miglioramento, l’aggiornamento e l’evoluzione delle targhe e dei capitoli sono i benvenuti e, con il ringraziamento dei promotori del progetto, avranno la giusta ed approfondita attenzione.
Vogliamo consegnare questo progetto alle nuove generazioni.
Che comprendano che la libertà non si ottiene mai una volta per tutte, e meno che mai è gratuita, ma va verificata e difesa giorno per giorno iniziando dalle piccole cose.

La globalizzazione in atto è una grandissima opportunità e, nel contempo, un enorme limite. Sta a noi, soprattutto ai giovani, attuarla per il miglioramento vero della vita di ognuno e del mondo intero, che non sono due cose distinte e separate, perché l’individuo è sempre la base ed il nucleo dell’intera umanità.

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